Lettera a un bambino mai nato

Il valore della disobbedienza

Ero poco più di una bambina quando spulciando tra le librerie di mia madre mi ritrovai tra le mani un libro sicuramente troppo impegnativo per una ragazzina che aveva appena iniziato le medie.
Quel pomeriggio avevo asfissiato mia mamma con mille domande, su cosa potessi fare perché tremendamente annoiata, e conoscendola, lei che non ha un filo di pazienza, senza troppe spiegazioni mi mise tra le mani un’edizione vecchissima e ingiallita di Lettera a un bambino mai nato scritto da una delle sue autrici preferite.



Ricordo il mio mancato entusiasmo a causa della copertina poco colorata.
Mai come quella volta mi fu chiaro quanto sia vero che i libri non si giudicano dalla copertina, insegnamento che ad oggi, ho fatto mio solo in parte, perché se è vero che evito di giudicarlo, al contrario, un libro dalla copertina figa finirà a prescindere nella mia libreria.

Ricordo ancora lo stupore della Professoressa Greco, di italiano, ereditata da mia sorella circa dieci anni dopo di lei, quando il lunedì, le dissi che nel weekend andando a casa di mamma lessi questo libro.


Ho sempre avuto un senso critico notevolmente sviluppato, ad esempio amavo farmi raccontare le favole della buona notte, e spesso mia mamma per non leggermi sempre le stesse, attingeva alla sua immaginazione.
Questo la portava alla maggior parte delle volte in cui le richiedevo nei giorni successivi di raccontarmela di nuovo, a non riuscire a ricordare come si sviluppasse la storia e diventava per lei impossibile.
Allora cercava di raccapezzarsi in qualche modo, ma io che avevo una memoria formidabile sottolineavo le diversità, e sedendomi sul letto cominciavo a raccontargliela..
Non so se fu anche questa mia peculiarità che spinse mia mamma a farmi imbattere in una lettura così impegnativa, la cosa certa è che seminò il seme del coraggio in un animo come il mio, già predisposto alla disobbedienza se necessaria.

“A chi non teme il dubbio
a chi chiede i perché
senza stancarsi e a costo
di soffrire, di morire.
A chi si pone il dilemma
di dare la vita o negarla
questo libro è dedicato
da una donna
per tutte le donne.”

Oriana Fallaci


Si apre così, i messaggi chiari e diretti come fucilate non lasciano spazio ad equivoci di quello che sarà la lettura.
Squarci nell’anima del lettore che sarà costretto ad un’analisi personale.
Da una donna per tutte le donne– questo, ebbe un impatto esagerato nella mia coscienza, il fatto di sentirmi appartenente ad una cosa così grande, da allora non mi lasciò mai.

Lettera a un bambino mai nato nasce dalla richiesta dell’allora direttore dell’Europeo-Tommaso Giglio, il quale commissionò alla Fallaci un’inchiesta sull’aborto. Pochi mesi dopo la giornalista si presentò di fronte alla sua scrivania con un romanzo.
Era il 1975.
Il 22 maggio 1978, la Legge 194 abrogò gli articoli del codice penale che fino ad allora definivano l’aborto come un reato.

Il Romanzo si presenta come un monologo in cui la scrittrice Oriana Fallaci, riflette sulla maternità, da donna intelligente ed indipendente non teme il fatto di interrogarsi su questioni spinose.
Basta volere un figlio per metterlo al mondo? é meglio che nasca uomo o donna? Nascere è davvero meglio di non nascere? E se ad il nuovo nato non piacesse questo mondo così violento e cattivo? E se al mondo non piacesse il nuovo nato?
Basta un figlio per essere definite madri? Oriana non mise mai al mondo un figlio, dal suo scritto però si evince tutto l’amore di una madre. Quindi no! non è un figlio a far nascere una madre.
Esplora tematiche profonde e controverse, quali: l’aborto, la maternità, la situazione delle donne in una società che non è pronta alla loro indipendenza, la libertà..

La cosa certa è che grazie alla disobbedienza di Oriana, di non limitarsi alla stesura di un articolo, anche se questo fece arrabbiare il suo Direttore, fu fondamentale, perché il lascito è una pietra miliare, che uomini e donne senza distinzioni di genere dovrebbero leggere almeno una volta nella vita.

Negli anni ho avuto modo di rileggerlo più volte, stimolando in me, sempre nuovi input da cui partire.
Oggi, trovandomelo nuovamente tra le mani mi domando se mia mamma quel pomeriggio, immaginasse che l’avrei capito e fatto mio per sempre, o se pensasse che sarebbe stato troppo complicato e l’avrei abbandonato dopo poche righe.

Oriana Fallaci nel suo studio

“Avrai da batterti per sostenere che se Dio esistesse potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che urla d’essere ascoltata.”

Oriana Fallaci

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